Test chi-quadro: potente sulle categorie, esigente sulle condizioni
Il test chi-quadro risponde a un tipo di domanda preciso: c’è una relazione tra due variabili categoriali, oppure sono indipendenti? Maschi e femmine scelgono lo stesso corso di studi con la stessa frequenza? Il gruppo trattato e quello di controllo mostrano la stessa distribuzione di esiti? Queste sono domande per il chi-quadro.
Il meccanismo è semplice nell’idea: confronta le frequenze che osservi nei dati con quelle che ti aspetteresti se non ci fosse nessuna relazione. Più le frequenze osservate si discostano da quelle attese, più è probabile che una relazione esista.
Ha però delle condizioni che vengono ignorate con una certa disinvoltura. La prima: i dati devono essere frequenze, non percentuali o medie. La seconda, e questa è quella che si viola più spesso, le frequenze attese in ogni cella della tabella devono essere sufficientemente grandi, convenzionalmente almeno cinque. Con celle rare o campioni piccoli, il test chi-quadro perde affidabilità e i risultati vanno presi con cautela.
Quando le frequenze attese sono troppo basse, esistono alternative: il test esatto di Fisher per le tabelle due per due o la correzione di Yates per i casi limite.
Il chi-quadro è robusto e versatile, ma solo se i tuoi dati rispettano le sue condizioni. Ignorarle non invalida il risultato per definizione, ma dovrebbe almeno far alzare un sopracciglio.
Un numero al mese, senza rumore.
Un editoriale al mese, gli articoli in evidenza. Niente promozioni.