Nel 1299 la città di Firenze emanò un editto che vietava ai banchieri di usare i numeri arabi. Il motivo ufficiale era la prevenzione delle frodi. Le cifre arabe erano considerate troppo facili da alterare rispetto ai numeri romani. Il motivo reale era più profondo: quei numeri portavano con sé qualcosa di inquietante. Portavano lo zero.
Lo zero arrivò in Europa attraverso i matematici arabi, che lo avevano a loro volta ereditato dai matematici indiani. Al-Khwarizmi, nel IX secolo, lo aveva già integrato nel sistema posizionale che usava per i calcoli. Ma l’Europa medievale faticava ad accettarlo. Non tanto come concetto astratto, quanto come numero operativo, un valore che poteva moltiplicare, dividere, annullare.
Il problema era filosofico prima che matematico. Come può il nulla essere qualcosa? Come può uno zero moltiplicato per qualsiasi numero dare ancora zero? La Chiesa guardava con sospetto a un simbolo che rappresentava il vuoto, concetto difficile da conciliare con una visione del mondo in cui tutto aveva senso e pienezza.
Fibonacci, con il suo Liber Abaci del 1202, batté cassa per i numeri arabi e per lo zero. Ed alla lunga vinse lui. Ma ci vollero secoli.
Il numero più rivoluzionario della storia non rappresenta niente. Ed è per questo che ha cambiato tutto.
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