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Hai mai provato a misurare qualcosa e ottenuto sempre lo stesso numero? Ecco perché non dovresti fidarti

di Marilù Garo · 23 Aprile 2026 · Pillola da 1 min

Immagina di misurare la pressione arteriosa di un paziente dieci volte di fila e ottenere sempre 120/80. Esatto. Ogni volta. Nessuna variazione.

Sembra un risultato perfetto. In realtà è un segnale d’allarme.

Ogni strumento di misura ha un errore intrinseco. Ogni processo ha una variabilità naturale. Quando misuriamo qualcosa nel mondo reale — la pressione, il peso, la concentrazione di un farmaco nel sangue — i valori oscillano leggermente, per definizione. Non perché lo strumento sia difettoso, ma perché la variabilità è la firma della misurazione reale.

Un risultato che non varia mai suggerisce quasi sempre una di queste cose: lo strumento sta arrotondando troppo, i dati sono stati copiati invece che misurati, oppure chi ha raccolto i dati — consapevolmente o no — ha registrato quello che si aspettava di trovare. In ricerca clinica questo fenomeno ha un nome: digit preference (uno dei bias più difficili da individuare), la tendenza a preferire certi numeri rotondi. Ed è uno dei bias più difficili da individuare perché i dati sembrano puliti.

La variabilità zero non è precisione. È assenza di informazione. Un risultato sempre uguale non è precisione. È un segnale che qualcosa non va.

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— Marilù Garo, dalla scrivania.