Ci sono titoli che sono già una storia.Tre colpi di genio e una pessima ideascritto da Silvia Bencivelli ed edito daBollati Boringhieri, lo leggi e capisci che da qualche parte il genio si è inceppato. E non vedi l’ora di scoprire come. Non è suspense da thriller, è qualcosa di più sottile: è la curiosità di chi riconosce in quella formula qualcosa di familiare. Perché nella ricerca, il confine tra il colpo di genio e la pessima idea è spesso più sottile di quanto vorremmo ammettere.
Un genio che non sapeva dove stare
Il libro racconta di Charles Édouard Brown-Séquard, nato nel 1817 sull’isola di Mauritius, figlio di un capitano americano, aspirante poeta mancato e soprattutto uno degli scienziati più influenti dell’Ottocento. Brown-Séquard aveva dato contributi fondamentali alle nascenti neuroscienze, aveva intuito l’esistenza degli ormoni con decenni di anticipo sui suoi contemporanei e aveva descritto una sindrome neurologica che ancora oggi porta il suo nome e che ogni studente di medicina deve saper spiegare all’esame. Poi, il 1° giugno 1889, si presentò davanti alla Société de Biologie di Parigi e annunciò di aver trovato la chiave del ringiovanimento in un estratto acquoso di testicoli di porcellino d’India. La scienza fece il suo corso. Il ridicolo prevalse sul miracoloso. E la reputazione di Brown-Séquard non si riprese più.
Il peso di un solo momento
Nel filmSully, Tom Hanks interpreta il pilota Chesley Sullenberger — quello che nel 2009 ammarò un Airbus A320 sul fiume Hudson salvando centocinquantacinque persone. A un certo punto del film, sotto inchiesta, Sully dice una cosa che non si dimentica: quarant’anni di carriera, migliaia di ore di volo, e tutto quello per cui sarà ricordato si è giocato in duecentotto secondi. È una frase che fa male perché è vera e perché tutti, in qualche misura, la riconoscono.
Brown-Séquard è la versione scientifica di quella storia. Solo che nel suo caso i duecentotto secondi non erano un ammaraggio di emergenza, ma un annuncio davanti alla Société de Biologie in cui parlò di vigore ritrovato e getto dell’urina potenziato. Non c’era nessun disastro da evitare. C’era solo un uomo di settantadue anni che credeva davvero di aver fatto un regalo all’umanità. E non si accorse di diventare una macchietta mentre lo diceva.
Un compromesso affettuoso
In questo libro Bencivelli non difende né condanna Brown-Séquard. Ne scrive perchè, dice lei nell’introduzione, mentre lo inseguiva negli archivi, se ne è affezionata. Brown-Séquard rappresenta molte caratteristiche tipiche di chi fa ricerca e le manifesta a modo suo. Dall’irrequietezza che lo portò ad attraversare l’Atlantico sessantasei volte, alla genialità disordinata che intuiva cose giuste e le comunicava nel modo peggiore possibile, fino all’ingenuità quasi commovente con cui credeva di aver fatto un dono alla scienza. Storie della sua vita, ma tratti familiari, a guardare bene, per chiunque abbia mai lavorato nella ricerca.
L’autrice lo chiama “squinternato” nel senso più dolce del termine. Lo dice con cura, come si dice una cosa vera di qualcuno a cui si vuole bene, senza crudeltà e senza indulgenza. È un compromesso affettuoso tra il rispetto che si deve a ogni essere umano e quello che Brown-Séquard ha davvero combinato nella vita. Questa biografia porta a casa una lezione importante: la scienza non procede in linea retta e gli errori e i colpi di genio a volte nascono dalla stessa mente.
Dalla progettazione alla pubblicazione, supporto metodologico completo, rigoroso e firmato.
Cosa rimane di uno scienziato
Bencivelli descrive l’annuncio alla Société e scrive che Brown-Séquard, parlando di testicoli e di vigore e del getto della sua urina finalmente potente, intendeva solo quello: la scienza, la misura, la prova. Mentre tutti gli altri in sala sentivano qualcos’altro. Quel disallineamento tra chi parla e chi ascolta, tra l’intenzione e la ricezione, tra una scoperta e il modo in cui entra nel mondo: io credo che questo sia il cuore del libro. E per chi lavora nella ricerca, è una questione che è ancora oggi attuale.
Il racconto del vero percorso della costruzione culturale della scienza, dove ogni due passi c’è qualcuno che sbaglia strada, incespica, prende una storta, litiga, magari si incazza e prosegue zoppicando. Ma va, in qualche modo e comunque, va.
Silvia Bencivelli
Il libro è scritto con una qualità rara: ibrido di biografia e saggio e storia della medicina, con una punta di romanzo e una vena di autoironia che non scivola mai nel facile. Bencivelli non semplifica, ma non appesantisce. Sa quando lasciare spazio all’aneddoto e quando tirare il filo più profondo. E sa, soprattutto, che la cosa più onesta che si possa fare con un personaggio complicato è restituirlo complicato, senza morale consolatoria, senza verdetto finale.
Brown-Séquard ci riguarda ancora
Ho chiuso il libro con una domanda: quante storie simili a quella di Brown-Séquard esistono nella ricerca contemporanea? Quanti percorsi scientifici solidi vengono ricordati solo per l’ultimo passo falso? E chi decide qual è l’ultimo passo? Per chi legge il mio magazine, queste domande non sono retoriche. Riguardano il modo in cui valutiamo il lavoro altrui, il modo in cui costruiamo la reputazione scientifica e il modo in cui, a volte, la distruggiamo. Brown-Séquard aveva capito cose che il suo tempo non era ancora pronto a dimostrare. Aveva anche avuto una pessima idea e l’aveva anche messa in pratica. Le due cose coesistono e il libro di Bencivelli ha il merito raro di non scegliere quale delle due conta di più.
Leggetelo. Vi racconterà qualcosa di interessante sulla storia della medicina, ma soprattutto vi farà guardare diversamente al lavoro di ricerca, ai giudizi che vengono espressi e a quanto facilmente una carriera intera può essere ridotta a un aneddoto. Può aiutare a rendere il serio lavoro di ricerca con un po’ di ironia e a ironizzare il nostro lato più serio.
Silvia Bencivelli,Tre colpi di genio e una pessima idea. Ascesa e caduta di uno scienziato squinternato, Bollati Boringhieri, 2025, 192 pp.
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